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Editoriale

Mourinho, odi et amo. Ma questa volta Catullo non c’entra

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AS ROMA NEWS SAMPDORIA MOURINHO – Tutti lo criticano, ma tutti lo temono. Josè Mourinho è amatissimo o odiatissimo, non ci sono mezze misure. Odi et amo, ma questa volta Catullo non c’entra. Gli interisti e i romanisti, che lo diciamo a fare, lo venerano. D’altronde il Triplete a Milano non si può dimenticare e vincere la Conference League a Roma, in una piazza dove non si vince con questa grande frequenza, è lapalissiano sia stata presa con estremo entusiasmo. Eppure sembra non bastare.

C’è sempre qualcosa, o meglio, qualcuno, che mette in discussione le sue doti da allenatore. “La Roma mette il pullman davanti alla porta”, oppure “La Roma non tira mai in porta”. E ancora, la più gettonata: “La Roma gioca male, non ha una trama precisa”. Tutto e il contrario di tutto. Eppure vince. Anche senza Dybala e Wijnaldum. Anche senza i due fiori all’occhiello della campagna acquisti del gm Tiago Pinto.

Quello che abbiamo sentito nelle varie radiucole locali, con giornalisti/opinionisti che sono già stati bacchettati pubblicamente dallo Special, è davvero volgare e vergognoso. Volgare perchè chi si esprime lo fa con termini a dir poco al limite della pornografia; vergognoso perchè si va contro la realtà dei fatti.

Non è un caso che Mourinho si sia lamentato ancora una volta ieri nel post partita di Marassi: “Non veniamo considerati nemmeno se facciamo tre vittorie di fila, se battiamo l’Inter e pareggiamo con la Juve, o se siamo quarti in classifica”. Insomma, come dare torto allo Special? L’ipotesi più facile è che chi dice certe cose per radio, che è un mezzo di comunicazione importante, ascoltato da decine di migliaia di persone giornalmente, non sappia di calcio.

Poi c’è quella più maliziosa, che è quella a cui crediamo, cioè che gli stessi personaggi che in passato hanno avuto privilegi (eufemismo) su tutto, grazie ai buoni uffici del fu Baldissoni, ora sentendosi trattati come tutti da una presidenza seria, che bada più a lavorare che a parlare, più a vincere e alzare trofei che a sbandierare utopici successi, a non rilasciare interviste e mandare messaggi WhatsApp ai giornalisti come faceva qualcuno dall’altra parte del mondo, da un ristorantino di Boston, dia tremendamente fastidio.

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In tutto questo c’è chi vince ed è odiato non solo dagli avversari, ma soprattutto da chi si professa romanista. Gli stessi (sempre loro) che chiedevano a gran voce la cessione della Roma di Rosella Sensi ad un fantomatico Soros o Fioranelli quando i giallorossi contendevano lo scudetto all’Inter (di Mourinho). E i tifosi? Diciamo che la maggior parte delle “persone normali” non sente più radio e non legge più i giornali, ma si informa tramite i siti internet tematici.

Non a caso, infatti, questi ultimi sono in grande ascesa nelle letture e mediamente si va dagli 8 milioni di utenti mensili nel periodo del calciomercato, ai 3-4 milioni nel periodo ‘classico’ di campionato. Cosa che un giornale normale, 5 milioni di copie, le venderebbe probabilmente in un anno. Una radio locale? Nemmeno in 20 anni sarebbe ascoltata da 4-5 milioni di persone. L’informazione è cambiata ed è proprio internet che può cambiare le cose. Non è un caso che gli spazi pubblicitari sul web siano i più venduti e nelle radio locali diminuiscano. Noi ringraziamo, ma vorremmo anche che la Roma fosse trattata in maniera più giusta. Ma purtroppo i Friedkin non fanno aprire ristoranti allo speaker di turno. O per fortuna.

FOTO: Credits by Shutterstock.com

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