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Rassegna stampa

Friedkin è già al lavoro per una Roma “british”

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NOTIZIE AS ROMA FRIEDKIN – Se siete tifosi della Roma, mettetevi comodi e sintonizzate i vostri orologi a seconda di dove state vivendo questo agosto così inconsueto. Da Albert Einstein, in poi, abbiamo avuto la certezza che il tempo è solo una variabile su cui avere certezze limitate.

Perciò tra due giorni, qualora foste interessati all’orario del «closing» per la cessione del club fra James Pallotta e Dan Friedkin, avreste l’imbarazzo della scelta. Meglio sintonizzarsi sul fuso di Houston dell’acquirente o su quello di Boston del venditore? Oppure più opportuno puntare la sveglia sul fuso di Londra, dove gli studi legali dei due magnati hanno la base operativa più importante? Noi, romanticamente, siamo legati al luogo dove la società affonda le proprie radici dal 1927, anche se lo spirito che animerà il nuovo corso sarà «british».

La firma (delegata) tra le parti sembrerebbe solo una formalità, anche se l’inizio di un processo pieno di tecnicismi. Una volta che a Pallotta sarà staccato il virtuale assegno da 199 milioni, il futuro potrà delinearsi, tant’è vero che già lunedì è possibile che si tenga il primo vertice in teleconferenza fra gli Stati Uniti – stavolta sponda Texas – e i dirigenti della Roma chiamati ad assicurare la transizione da Pallotta, che intanto risponde agli azionisti di minoranza del patto di sindacato che hanno intentato una «class action» contro di lui.

Il presidente risponde agli «scontenti», spiegando come il finanziamento fatto abbia aiutato la Roma dopo che «le partite del club sono state cancellate, il mercato dei giocatori è crollato e il processo di vendita della società bloccato quando l’Italia è diventata un epicentro del coronavirus». Non basta. «Le richieste dai querelanti sarebbero pura speculazione – si legge nella mozione di archiviazione – visto che al rifinanziamento ha preso parte l’80% degli investitori. Questo smentisce che fossero necessarie maggiori informazioni».

Friedkin, comunque, guarda da lontano, anche se il club giallorosso avrà sempre più un respiro internazionale, e poiché all’estero il modello da seguire è quello inglese, l’idea è di varare un piano triennale per una Roma in stile Premier League. Non impossibile. Da tempo, infatti, si cerca un’anima «british», e stavolta la squadra di Paulo Fonseca dovrebbe averla davvero. In questo senso, Pedro porterà nuova linfa a quella che già Mkhitaryan ha saputo introdurre. E se la caccia a Smalling resta sempre aperta, è apprezzato il fatto che – sia pure con impieghi assai differenti – gente come Dzeko, Fazio, Veretout, Santon e lo stesso Pau Lopez abbiano già respirato in carriera l’aria della Premier League.

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Inutile sottolineare, poi, il discorso legato allo stadio di proprietà. E che i lavori preparatori procedano spediti lo conferma il fatto che due giorni fa ad Eurnova, la società di Parnasi proprietaria dell’area di Tor di Valle, è arrivata l’attesa richiesta del Comune di accollarsi gli oneri stabiliti dalla Convenzione Urbanistica, in quanto proponenti.

A questo punto poi, a spianare ulteriormente la strada, è possibile che Vitek, destinato entro i primi di settembre a divenire proprietario di tutte le società di Luca Parnasi, possa cedere i terreni destinati al nuovo stadio direttamente al gruppo Friedkin, anche se il prezzo finale deve essere ancora concordato e in ogni caso non è indispensabile per dare il via all’iter finale. Le parti, comunque, sono in contatto da tempo e quindi c’è ottimismo che possano trovare una soluzione conveniente. A quel punto, la Roma in salsa inglese sarebbe davvero pronta per essere servita. Si spera ovviamente sia un piatto da «gourmet».

FOTO: Credits by Shutterstock.com

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