Rassegna stampa
Roma, addio alla rivoluzione di Gasperini: i costi frenano il sogno. Pioli si fa largo come profilo “normalizzatore”

AS ROMA NEWS GASPERINI PIOLI ALLENATORE – La rivoluzione proposta da Gian Piero Gasperini per guidare la Roma del futuro sembra destinata a rimanere un’affascinante suggestione. Dopo le parole di Claudio Ranieri, che ha pubblicamente chiuso la porta all’arrivo del tecnico atalantino («No, non sarà lui il nuovo allenatore della Roma»), ieri è emersa con ancora più forza la consapevolezza che le richieste di Gasp siano incompatibili con la realtà economico-finanziaria del club, riporta Il Messaggero.
Il piano-Gasp: affascinante ma (quasi) irrealizzabile
Come svelato da Il Messaggero, il tecnico piemontese – tramite intermediari – avrebbe posto come condizione per accettare la panchina giallorossa una vera e propria epurazione tecnica, con l’uscita di scena di diversi big: Dybala, Pellegrini, Dovbyk, Paredes, Hummels e Cristante. Un piano radicale che, visto da Trigoria, appare perfino “invogliante” da un punto di vista economico: significherebbe alleggerire il monte ingaggi netto di 24,5 milioni di euro, che al lordo supererebbe quota 43 milioni.
Numeri importanti, che darebbero ossigeno alle finanze del club e aprirebbero margini per l’arrivo di 6-7 giovani talenti su cui costruire una Roma più giovane, dinamica e sostenibile. Ma il problema, come sempre, sta nella realizzabilità di questo piano. Perché nel calcio non basta voler vendere, serve trovare acquirenti disposti ad accollarsi ingaggi pesanti. E, come già accaduto a gennaio dopo la sconfitta di Como, i piani di rivoluzione sono spesso finiti nel cassetto ancora prima di cominciare.
Gasperini, stipendio top e sogno Juve-Milan
Oltre agli ostacoli di natura tecnica ed economica, ce n’è uno anche contrattuale. Gasp guadagna 3,5 milioni di base a Bergamo, ma con i bonus sulle plusvalenze ha toccato i 9 milioni. Una cifra elevatissima, che solo un club disposto a stravolgere i propri piani potrebbe garantire. La Juve e il Milan, secondo lo stesso Gasperini, sembrano più pronte della Roma a seguirlo nella sua idea di calcio ad alta intensità.
La Roma si interroga: meglio un profilo “normalizzatore”
In città il dibattito è acceso: «Bella la rivoluzione, ma la Roma può davvero assecondarla?». Sui social e nelle radio romane è questa la domanda che tiene banco. E la risposta prevalente è no. I Friedkin, vincolati al settlement agreement UEFA, cercano sì un cambiamento, ma graduale, senza strappi e soprattutto senza sacrificare i giocatori più rappresentativi. Ranieri è stato chiaro: “Chi arriva deve sapere che per due sessioni non potremo fare spese folli”.
Pioli si fa largo, Sarri e Allegri restano opzioni
Ed ecco che, alla ricerca di un profilo più equilibrato, emerge il nome di Stefano Pioli. Un tecnico rispettato, esperto, con un passato romano (anche se sponda Lazio), ma capace di vincere uno scudetto con il Milan lavorando su un progetto costruito nel tempo. A Pioli, come sottolinea lo stesso Ranieri, non servirebbe una rivoluzione: potrebbe valorizzare l’esistente (Soulé, Dovbyk, Koné, Svilar) e ripartire da elementi chiave come Dybala, che Claudio ha definito «un punto fermo del prossimo anno».
Sul taccuino anche Sarri, libero dopo l’addio alla Lazio e grande estimatore della Joya, e Allegri, che però – al netto delle smentite ufficiali – non ha mai ricevuto contatti concreti dalla Roma. Ma con il Milan orientato verso De Zerbi e la Juventus pronta a voltare pagina, difficile pensare che Max resti per un secondo anno senza panchina.
In sintesi: Roma sì al cambiamento, no al terremoto
La sensazione è che la Roma voglia cambiare pelle, ma senza scorticarsi. Un’evoluzione sì, una rivoluzione no. I Friedkin cercano un tecnico capace di far crescere una rosa già avviata, senza smontarla pezzo per pezzo. Per questo motivo il piano Gasperini si allontana, mentre Pioli e altri profili “normalizzatori” si avvicinano. Con Ranieri, ancora una volta, profeta silenzioso di ciò che sarà.
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